sabato 5 gennaio 2019

Di musica, cibo, prodotti freschi e preconfezionati…




Ho vissuto tutta la vita nella musica, con mia grande fortuna prevalentemente con artisti di razza, ma ho avuto anche una esperienza breve, tragica e illuminante al tempo stesso nel mondo del cibo: una piccola bottega alimentare aperta con la mia compagna Cinzia. Oggi a bocce ferme, con la bottega chiusa per insostenibilità economica, reduce dall’ennesima estate su palchi assolati e autostrade intasate, e poco lavoro perché a gennaio non c’è mai molto da fare, mi è venuta voglia di fare parallelismi, associazioni di idee, confronti se vuoi border line.
Formaggio dei grandi produttori industriali vs basi free of rights scaricabili in rete e prodotti di alpeggio vs artisti di razza !!!
Scrivo ancora canzoni e sonorizzazioni con passione. Le cose che faccio sono tutte suonate da mani umane, le mie. Magari maluccio perché non sono un virtuoso ma aggiustate bene grazie a una tecnologia della quale mi reputo padrone, e in questo caso la suddetta va ringraziata, e utilizzo pochi loops ritmici, mai fraseggi preconfezionati abbondantemente disponibili persino sui programmini amatoriali come Garage band.
Ritengo che non sia necessario essere dei virtuosi per avere delle idee, la maggior parte dei grandi autori di oggi non lo sono, ad esclusione di quelli di estrazione classica o jazz come Bollani e altri fuoriclasse.
Impiego molto tempo a farlo, nel caso delle canzoni le scrivo senza pensare a chi le potrà cantare poi le propongo, e quelle che reputo troppo personali me le canto da solo. Quelle che scrivo in un anno si contano sulle dita di una mano. Nel caso delle sonorizzazioni sono più prolifico. Spesso ci sono indicazioni di un regista, raramente immagini a cui ispirarsi, nei casi di corti clip promozionali spetta a me rapportarmi allo story board, e ci metto l’anima indipendentemente dall’importanza e dal ritorno economico del progetto, anche se ovviamente non lavoro gratis. A volte ci sono riscontri in termini di diritti d’autore, altre volte riscontri diretti. Comunque, non credo serva un diploma al conservatorio per sapere quali accordi creano tristezza, quali gioia, quali tensioni da risolvere e quali tensioni da lasciare lì nell’aria, e le melodie mi vengono per grazia ricevuta.
Serve solo amore !!!
Lo stesso che mette il malgaro che munge le mucche e poi prepara le forme attento nel dosaggio del caglio, predispone la stagionatura nei tempi tramandati da decenni dai suoi avi, assaggia il prodotto e prima di metterlo in vendita scarta quello con dei difetti, che terrà per sé da mangiare in famiglia. Uguale fa il compositore, si prende i suoi tempi, non forza la mano, se ha delle consegne da rispettare inizia per tempo o va a cercare nel cassetto idee riposte da tempo che vanno solamente adattate alla situazione richiesta al momento. La mia composizione più riuscita dal punto di vista commerciale nacque in prima bozza nella mia cantina, la cantò un amico prima e un altro dopo, visto che aveva un’estensione vocale per me impossibile. Con il secondo cambiammo delle parti e la proponemmo a un big che la fece sua mettendoci il testo e cambiando il ritornello a sua volta… poi la mise nel cassetto. Uscì 10 anni dopo e andò prima in classifica !!!
Torniamo ora al cibo. I prodotti dei grandi gruppi alimentari sono fatti in serie, industriali. Devono essere sempre uguali per non tradire il gusto assuefatto del consumatore.
La massa ci mette tempo ad apprezzare un sapore non standardizzato. La moda dei prodotti slow food e km zero può aiutare chi fa qualità ma c’è in giro tanta fuffa, e per molti comprare bio è solo un modo per illudersi di mangiare sano. Ma se non hai il palato per apprezzare le differenze finisci ad esempio col bere vini pessimi, peggiori di quelli del contadino degli anni 70 semplicemente perché non sono limpidi e sembrano genuini, non importa se quasi sempre fanno cagare !!!
Il consumatore è così, non ha tempo e voglia per pensare, per chiudere gli occhi e gustare un sapore insolito o una melodia inusuale. Il videomaker che deve insonorizzare una qualsiasi cosa a basso budget compra in rete (non si può sincronizzare su un video musica scaricata gratis illegalmente, ormai su you tube e sui social ci sono codici che consentono al titolare dei diritti di bloccarti in automatico). Il videomaker compra in rete basi che per l’uso professionale non costano neanche poco ma sono lì, puoi scegliere quello che ti serve fra centinaia di composizioni e tra vari stili, e ti costeranno poco meno del lavoro di un compositore (a meno che non ti rivolgi a un big affermato). Questo però ha i suoi tempi, i suoi gusti, e comprare al supermercato è più facile, tutto qua. Non a caso per gli acquisti in rete il simbolo è il carrello !!!
Anche per la musica commerciale funziona così, e così per le radio. Comprano al supermercato dei talent, delle major e di quelle etichette indie che si sa per certo che quello che pubblicano ha un suono che funziona. Se una cosa funziona in un dato momento storico non ha senso sperimentare qualcosa di diverso, del resto.
Ora ci sono più mercati in concorrenza: la scena indie, la scena trap e i big del pop. Si può dire che la scena indie sia lo slow food commerciale alla Farinelli, stile Eataly, che la scena trap siano le merendine della Kinder per il pubblico dei bambini e che i big del pop siano come i grandi vini di moda. Peccato che un concerto allo stadio  ti costa come una bottiglia di Tignanello, nei posti migliori con ticket aftershow ha il costo di un Sassicaia mentre per me questi vini sono paragonabili a Beethoven o ai Beatles, non certo a tanti che affollano gli stadi. Ci sono naturalmente le dovute eccezioni (in Italia Vasco Rossi, tra gli internazionali Springsteen, i Rolling Stones, tutta gente con parecchi anni di invecchiamento in botte !!!), e poi ci sono rock duro e metal che fanno razza a sé. Roba da uomini veri: birra e salsicce, niente vegani please !!! 
Ed ora veniamo ai tempi di stagionatura. 
Un tempo la discografia dava agli artisti il tempo per affermarsi, producendo album che difficilmente coprivano le spese ma insistendo se i direttori artistici ci credevano, ora è impensabile. Lucio Dalla ci mise più di dieci anni dal primo disco ad arrivare al successo, e Vasco poco meno. Anche una cantina o un piccolo caseificio ha bisogno di tempo per affermarsi e per convincere un pubblico sempre più acritico ma convinto di essere ipercritico, spesso rompicoglioni ma senza conoscenze !!! 
Per produrre roba di qualità ci vuole tempo per sbagliare, correggersi e nel frattempo riuscire a stare a galla.  Ora il tempo puoi prendertelo solo se hai sufficienti risorse per mantenerti intanto che autoproduci brani su brani. Molti della cosiddetta scena indie hanno fatto così. Bravi certamente, ma credo poco a quelli che raccontano di dieci anni di gavetta mantendosi con i concerti nei centri sociali, che notoriamente pagano pochissimo. Per moltissimi c’è dietro la famiglia come per quei fuori sede che riescono a laurearsi in città carissime come Milano, Bologna, Roma, Firenze e ti raccontano che si pagano gli studi facendo i camerieri nei bar…
Per una bottega così come per un musicista che aspiri a fare solo quello è uguale.
Senza spalle grosse non si va da nessuna parte.
Un’attività commerciale ha costi di gestione importanti anche se è piccola, e quando ti senti dire che la ricotta fresca di montagna è buona ma preferiscono quella della Galbani ti cadono le palle per terra. Crearsi una nicchia è difficile, i prodotti ti scadono nel frigo così come gli arrangiamenti che diventano vecchi in pochi mesi, ma la passione rimane. Ho già pubblicato un post sulla velocità, io sono un fautore della lentezza ma non della pigrizia. I miei amici lo sanno, quando non lavoro in tour o in studio scrivo o faccio musica o macino chilometri a piedi per boschi e montagne.  
Sul lavoro sono per le cose fatte bene. In fretta si possono fare solo alla cazzo o con metodi standardizzati e collaudati da catena di montaggio. L’amore richiede tempo, il sesso da una botta e via pochi minuti. Un grande vino va apprezzato ascoltando Mahler o i King Crimson o John Coltrane o quello che volete, ma con attenzione. Con i vini medi ma accettabili ci si fa l’aperitivo chiacchierando mentre la radio trasmette roba in sottofondo che non ascolti neanche. Un vino scarso va bene per il clochard che beve in fretta per stordirsi senza neanche sentire il gusto, o per chi beve quotidianamente ma solo a tavola perché “non si può mangiare senza vino” e non ascolta proprio nulla.
Bene, ho finito anche se di esempi per illustrare il mio pensiero ce ne sarebbero all’infinito, e questa volta chiudo con un paio di citazioni importanti, se vuoi banali ma gli evergreen non sbagliano mai.

Ubriacatevi, di vino di virtù o d’amore ma ubriacatevi (C. Baudelaire)
Fate quel cazzo che volete ma fatelo bene (V. Rossi)



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